Immagino un bambino che corre verso la sua mamma, un amico confortato nel suo dolore, un uomo e una donna che si tengono per mano, due amanti al primo appuntamento, un padre che gioca con i figli. Immagino queste e tutte le altre forme d’amore. Immagino un neonato che cerca il seno, famelico di latte e di affetto. Immagino una persona sola.
Il verbo “amare” è uno dei più difficili, il primo che s’insegna, l’ultimo che si apprende perché muta. Cambia nella sua forma, nel modo in cui ci relazioniamo agli altri e noi stessi. Cambia con gli anni perché segue il tempo e le esperienze. Qualche volta insegue i nostri desideri. Altre volte cambiano i bisogni, le aspettative e così muta. Si rinnova, rimanendo comunque eterno. Un amore maturo è diverso da quello adolescenziale; quello di un bambino non è simile a quello dell’anziano. Rimane in bilico come un acrobata, teso su una corda, sta in equilibrio ma sa che può cadere. In asse tra il passato e il futuro, spende i suoi giorni nel presente.
Sì, perché le relazioni vanno curate, accudite e protette. Sono care e di valore. In molte lingue non esiste differenza tra amore e bene, c’è solo un termine per indicarli. Un solo modo di pronunciare, quello che per l’anima e il cuore già esiste, ma che ha bisogno di parole per rivelarsi, svelarsi. L’amore non è fatto solo di parole o frasi, è fatto anche di gesti, ossia di un linguaggio muto, che fluisce di persona in persona, di situazione in situazione. L’amore è un termine dotto che prima non esisteva. Si usavano “bene e buono” per indicare la via del piacere. Amare fa anche soffrire e crea dolore, una sorta di patimento che non deve uccidere o maltrattare. Non si massacra l’anima di chi si accoglie. Si accarezza dolcemente con le mani, si sostiene, perché l’individualità non muore o cessa, anzi deve crescere proprio nella dualità relazionale.
L’amore è un moto affettuoso, incline con il suo movimento a raggiungere la parti più profonde per cercare qualcuno o qualcosa. Amare, come dice la parola stessa, è: desiderio.
Il desiderio a sua volta è un movimento della volontà verso quel qualcuno o quel qualcosa che ci procura piacere. È uno stato d’animo in cui si avverte la mancanza, agita il corpo che percepisce nel bisogno il desiderio di poter colmare. Lo attiva e lo fa agire. In questo modo smette di contemplare le stelle e atterra. L’amore è il sigillo universale che lega l’irrealtà alla realtà, in cui l’impalpabilità dei sentimenti e delle emozioni si saldano nella relazione. Dove gli eventi sono nessi, unioni di accadimenti, che con i loro intrecci, fatti di sviluppi e di processi, fanno esistere il tempo, in cui il panteistico si salda al terreno. Amare concede la possibilità della fusione caotica di due individui che, nel rispetto reciproco, intrecciano le loro vite per costruire e crescere. Come è possibile costruire, confondere, fondersi senza perdere se stessi o l’altro che abbiamo difronte, senza che questo diventi possesso, ricatto, sconforto? Per tutto questo servono poche cose: accoglienza, libertà di comunicare, ascoltare senza giudicare. Talvolta, ha persino bisogno di confini.
È poi vi è anche l’amore nobile, il primo e imprescindibile, quello più difficile e complesso, in altre parole: l’amore per se stessi. Qualcuno diceva: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.
Amarsi e amare sono suoni unisoni, che non conoscono discrepanza tra l’avere e il dare, sono: intimi e relazionali.

L’amore tra fantasia e realtà

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