In un tempo in cui tutto si fonda sul rumore, considero di valore il silenzio di uno spazio.
In questo periodo la maggior parte delle cose si fonda su un caos disorganizzato e privo di scopo. Invece, il caos è ordine e fine. È chiarificazione disciplinata in cui il presente è un incontro per se stessi e gli altri. Paradossalmente, oggi siamo connessi. Stabiliamo connessioni virtuali in cui la vita è assente, solo a sprazzi emerge l’essere. Siamo ossessionati dall’idea di esserci tanto che da non accorgerci del nostro non esistere. Dispotica appare la solitudine, tiranno è il suo grido che richiama all’Io di tacere.
Il silenzio e la solitudine sono arrivati ad essere nemici da combattere. Invece sono solo dei rivali ostinati attraverso cui rinnovarsi. Sono forma di un profilo che è ricchezza. Non disprezzo le parole, ma amo vedere lo sguardo di un bambino, il filo d’erba che cresce in mezzo ad un prato. Sono critica verso il mio tempo ed uso questo mezzo moderno senza lasciarmi controllare.
Invito a chi legge queste poche righe di concentrarsi nel proprio silenzio, di assaporare il gusto che ha l’amaro e il suo contrario. Invito a sentire il proprio corpo, la mente e il cuore. Invito al silenzio per banchettare. Ci sono dei limiti da valicare e due di questi sono: la paura della solitudine e il timore del silenzio. Nel paradosso di questo “viaggio immaginario”, in cui gli occhi sono chiusi e il respiro è costante presenza, ci accorgiamo del nostro esistere. Invito al silenzio per ritrovarsi.

Silenzio

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