Sono diversi giorni che provo a mettere in ordine le parole ma le frasi non hanno ordine. Sono il caos e il disordine generato, sono al contempo la disciplina e il senso di una libertà ritrovata. In questi giorni abbiamo imparato che siamo qualcosa che va al di là delle nostre abitudini. Se da un lato viviamo nella limitazione dell’esercizio della nostra libertà, dall’altro ci siamo liberati dai vizi, dalle abitudini e da un superfluo che ci stava sotterrando un po’ tutti i giorni. Paradossalmente questo è un conflitto che si combatte stando fermi dove la libertà autentica è fatta di piccole cose in cui l’individuale incontra l’altro senza poterlo sfiorare. La paura ci salverà da noi stessi. Sarà tutela e non limite. Ogni giorno che passa apprendiamo che andiamo oltre un confine segnato. Lo spazio ed il tempo si sono trasformati. Si sono capovolti e attorcigliati su se stessi. Si sono aggrovigliati per una crisi che palesa i difetti e i pregi. Stiamo imparando che il suono del rintocco si una campana è importante quanto un filo di grano e la bellezza di un tramonto non conosce l’indice del denaro. Siamo in crisi, non ci sono dubbi su questo. Ma, in questa crisi la resilienza deve imperversare come un inno infinito che suona all’unisono. Dobbiamo attingere alle risorse nascoste e recondite, raschiare il barile per inebriarci dell’esistenza che ci chiama a vivere. Dobbiamo ubriacarci della schiettezza del vivere in cui la consapevolezza della fragilità è la tesi e l’antitesi dell’amore per un respiro. Combattiamo contro un nemico invisibile che ci chiede di guardare l’invisibile e l’inconoscibile. Questo nemico immaginario e reale si districa nei paradossi, li illumina, li abbaglia e al contempo li nasconde. Questo nemico invisibile ci sta dicendo che siamo umani, siamo fatti di forza e di fragilità, di opposizione e di uguaglianza.
L’ironia è uno dei meccanismi psichici più evoluti. È il nobile desiderio di librare nell’aria di liberarci dagli abissi opprimenti che potrebbero incatenarci. Sì, facciamocela una risata perché il presente è adesso e non domani. Perché questa vita ci sta chiedendo di amarla e di onorarla, di desiderala e di non lasciarla andare. Ci scopriamo tutti nudi e un po’ fragili. Questa crisi ha messo in luce il nostro essere innamorati della vita. 
Riprendiamoci anche la rabbia e la tristezza che ci rendono umani. Riprendiamoci questo fiore che ha voglia di rinasce e di non perire perché l’ordine è stato vittimizzato e la normalità cancellata. Sono stati trafitti da una crisi che non può essere un’occasione persa. Siamo vulnerabili e mortali. Fatela una risata perché in questo mondo infame non siamo eterni. Sì, è infame questa natura che mi rende cagionevoli e pigri, inetti e mortali. È infame questo mondo perché lo dovrò lasciare anche se la vita mi scorre nelle vene e non vorrei mai separarmi dai miei affetti più cari.
Quindi, non ho molte parole da dirti: la vita è adesso e non domani. La vita dobbiamo imparare a prenderla un po’ come viene. È così. È fatta di salite e discese scoscese. Va amata al di sopra di ogni cosa, un po’ come quando siamo innamorati che guardiamo i pregi e non i difetti. In questa fragilità ci scopriamo innamorati e sentiamo tutti il bisogno di combattere per non essere lasciati.
Se è necessario fatevi un pianto, lasciate che le lacrime lavino il dolore e la tristezza. Lasciatevi cullare da un sorriso. Fate di tutto per stare bene. Riprendetevi la leggerezza di amare le cose più vere, quelle semplici, che non accettano compromessi. Siamo lontani, distanziati dal confine invisibile e dal limite di un virus che dobbiamo attraversare.
L’unica fattore positivo che vedo in questa grande catastrofe è la condivisione. Navighiamo a vista e siamo sulla stessa barca. La mia vita è legata imprescindibilmente al limite che saprai darti. Il mio Io deve incontrare il tuo Sé. Il mio confine sarà, inevitabilmente, l’amore che ho per me e per te. L’io e il tu si incrociano in un groviglio di strade scoscese dove ci incontriamo e stiamo lontani. Siamo soli e siamo in tanti, siamo uniti e distanti. Siamo e restiamo per sempre umani.
Abbiamo l’essenziale esistenziale come arma da usare.
Questo virus, o come dicono i bambini “questo maledetto virus”, ha distrutto una quotidianità, ha portato in frantumi una “normalità” ma ci sta insegnando che siamo qualcosa di più. Siamo fatti di altro, di entità da scoprire, siamo stranieri in una terra limite. Allora scopriamoci in questo Sé infinito che non ha limiti. Possiamo demolire credenze, opinioni e niente può distruggere la voglia ardente che abbiamo di costruire. Ci scopriamo nudi e indifesi, spogli di un ieri e, in qualche modo, liberi di essere veramente ciò che siamo. Questo virus ci sta regalando l’opportunità di riprenderci la nostra vera autenticità.
Ognuno di noi sta sperimentando dentro se stesso quella voglia irrefrenabile di tornare a sognare, in ognuno di noi è forte il desiderio di poter ricominciare. Quindi, prima di dire che ogni cosa è andata perduta, concentriamoci su quello che questa crisi ci dà. Prendiamoci il tutto perché la totalità è parte integrante di noi. Siate audaci nel trasformare, nel modellare e abbiate la grinta di contattare il vostro sé più autentico e profondo. Non abbiate mai paura di incontrare voi stessi, di attraversare deserti, campi di grano affollati, turbamenti, gioie e sconfitte. L’esperienza del vivere è una dialettica infinita con gli eventi. È il caos e l’ordine che ognuno di noi ha dentro. Torniamo nella casa dell’anima dove l’essenziale coincide con il particolare, in cui la totalità è un’infinità sfumatura di colori e di cura. La parola “crisi” deriva dal latino e significa scelta, decisione.
Buon viaggio a tutti. Buona attraversata nell’oceano infinito dell’essere umani.
Buon viaggio in questa crisi e virate affinché sia opportunità.

Covid-19 tra soluzione e crisi

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