Scrivo per intero i miei pensieri affinché non siano un diminutivo o una riduzione. È la totalità che bisogna cercare. Essa si trova nei momenti difficili ed avversi, nei limiti. Nel riconoscimento delle debolezze c’è la dignità di trovare se stessi e gli altri. Siamo degnamente fragili e forti. Siamo umani nelle nostre imperfezioni e nei nostri slanci. Siamo umani quando cerchiamo a ritroso di colmare quei vuoti che vorremo riempire. 

La perfezione è un costrutto di aspirazioni ed ostacoli non superabili. È la realtà che si disintegra in favore dei concetti e delle idee. È l’ideale irrealizzabile perché la realtà è fatta di piccole imperfezioni o grandi crepe che chiedono di essere colmate. Possono essere riempite dall’oro o dal cemento, spesso è solo una questione di scelte. Si sceglie in che modo ricostruire i buchi e le ferite. 

La verità è che siamo tutti un po’ cannibali e prede, assassini e vittime. Ci lasciamo divorare dal passato e da un falso sé. Ingoiano un po’ per volta i pezzetti dell’autenticità, lasciandoci scarni di un’energia vitale che va suffragandosi nell’inutile tentativo di mantenere vive le difese. Un po’ ogni giorno si corre il rischio di rimanere incastrati in dinamiche stantie e vecchie perché il cambiamento fa paura e la libertà di essere se stessi richiede coraggio. Il “come” è la chiave dei castelli desolati ubicati nei deserti. “Come si reagisce” alle avversità è la parte concreta delle potenzialità ritrovate. È il punto cardine che tiene fermi i cordoni. 

“Tu ti salverai” è la traduzione corretta di una crescita, perché Dio non tende la mano ma è la sacralità insita e ritrovata della sua stessa traccia. Il vero miracolo è salvare se stessi quando le certezze vacillano e bisogna ritrovare il sentiero. L’onnipotenza è riversata sui noi stessi come un colore che cola per dipingere dei fiori. È una potenza fragile e forte che nell’agire originale trova il dire, perché è il “Verbo” che conserva inalterate le azioni. “Tu ti salverai” è la potenza di un atto salvifico ed un umano. L’eternità è senso della sopravvivenza che abbiamo di noi, è una pulsione che cerca la vita per non perire. “Tu ti salverai” è la frase che ci rende strumento operativo e non passivo. È l’azione che torna in mano all’umanità perché l’imperfezione è parte integrante della dignità. Riconoscere le proprie ed altrui fragilità è un atto di dignità in grado di mitigare il senso perfetto di qualcosa che in realtà non esiste. “Tu ti salverai” perché sarai padre e madre di te stesso. Sarai la cura e l’antidoto dei tuoi stessi veleni. Sarai gestazione gravida del concepimento che sceglierai. Sarai il principio e la creazione, nel tuo piccolo, dell’umanità. 

Tu ti salverai

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