Anche l’inverno ha i suoi fiori

Fallire può essere un modo per ripartire? Quando falliamo è importante il modo in cui reagiamo? Avere una reazione positiva al fallimento può contribuire al successo?

Mentre inizio a scrivere penso alle tante storie che parlano di fallimenti  e sconfitte. Sono storie comuni, apparentemente normali, che possono trasformasi in occasioni incredibili o in blocchi tremendi. 

Sono le storie di Giulio che è stato lasciato, di Simone che ha preso un brutto voto,  di Lucrezia che vorrebbe un figlio e non riesce ad averlo. Sono sono storie personali e sofferte. Sono storie autentiche di chi ha vissuto il dolore di non riuscire e successivamente ha trovato il modo per rinascere e tornare a gioire.

Tutti i fallimenti sono uguali perché, più o meno, causano gli stessi effetti. Inizialmente c’è la sofferenza, il dolore, la paura, la colpa.

Il fallimento ci avvicina inesorabilmente a provare emozioni e sensazioni sgradevoli. Chi non vorrebbe sentirsi sempre un vincente? Ma, nella vita le esperienze negative accadono.

Ciò che differenza un fallimento dall’altro è il modo in cui reagiamo ad esso. Non tutti di fronte alla sconfitta abbiamo lo stesso modo di reagire e questo è già riscontrabile nelle fasi iniziali. C’è chi inizia a ripetere a se stesso delle frasi terribili: “Non sono buono a fare niente” o “Sono un disastro”. Chi, invece, inizia ad avere una lettura generalista degli eventi, tipo: “Capitano tutte a me” o “Ecco, lo sapevo di essere sfortunato”. Le prime due frasi distruggono l’autostima, mentre le ultime due sono generiche e soprattutto inducono a credere che ci sia un determinismo innato e sempre identico per cui gli eventi avranno sempre il medesimo risultato.

IL MODO IN CUI AFFRONTIAMO UNA SCONFITTA PUÒ FARE LA DIFFERENZA. Non tutti abbiamo lo stesso modo di leggere le esperienze negative. C’è chi si sente sconfitto e si arrende. C’è chi, invece, la usa come esperienza per crescere.

Lorena, per esempio, non si è mai arresa. Sì, è una persona serena anche se non sempre ha raggiunto la vetta. Quando parla dei suoi fallimenti dice: “Se non avessi fallito, oggi non sarei così felice. Le difficoltà sono state uno stimolo aggiuntivo, una risorsa incredibile da cui ho appreso che la vita non è bianca o nera. Certo! Tutte le volte che sono caduta ho sofferto. Ho sofferto quando il mio fidanzato mi ha lasciata o quando non ho ottenuto il posto che volevo. Però, oggi, sono qui. Ho una famiglia meravigliosa che adoro e non potrei desiderare lavoro migliore di quello che ho adesso. Se mi sono sentita amareggiata quando l’avvocato dello studio in cui facevo tirocinio non mi ha assunta? Sì, ma sono andata avanti. Ho aperto il mio studio, ho fatto tesoro dei miei errori e tutti i giorni cerco di dare il meglio.

Dal racconto di Lorena possiamo intravedere che la sua forza è una risorsa importante ma vediamo nel dettaglio cosa la caratterizza:

  1. Elabora la sofferenza come forma di esperienza attraverso la quale può crescere ed apprendere. Inizialmente reagisce soffrendo e poi trasforma le emozioni negative in arricchimento. 
  2. Il fallimento è circoscritto all’esperienza
  3. Ha un dialogo interno positivo. Non si crogiola in frasi terribili, tipo: “Non sono buona a fare niente” o “sono una cretina”. Isola l’esperienza come qualcosa che può succedere. 
  4. Fallire è una possibilità che può accadere nella vita manon intacca la sua identità

Si potrebbe affermare che la su forma mentis aperta e dinamica verso il mondo che la circonda.  Più che sentirsi in sconfitta dall’esperienza risponde in modo responsabile cercando di apprendere dai propri errori. 

Il fallimento è un esperienza dolorosa e spiacevole ma non definisce ciò che sei o ciò che puoi ancora fare. 

Seguitemi nei prossimi articoli per altri suggerimenti. 

Il potere della sconfitta

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